Karamoja

Karamoja

Situata nel nord-est dell’Uganda, copre circa 27.000 Km quadrati - più del 10% del paese; è un altopiano abitato da quasi 1.400.000 abitanti, per lo più pastori seminomadi, in conflitto sino agli ’90 con le popolazioni dei territori limitrofi e tra le loro stesse tribù. La vegetazione naturale è la tipica savana africana, con pochi alberi sparsi e molti arbusti spinosi. Divisa in cinque distretti amministrativi (Kotido, Moroto Nakapiripit, Abim e Napak), la Karamoja è la regione più povera del paese e una tra le più povere di tutta l’Africa.

Mancano le strade (in Karamoja c’è un solo kilometro di strada asfaltata); mancano le infrastrutture; mancano i servizi. L’ospedale di Matany è la struttura di riferimento per l’intera regione.

I Karimojong si dedicano principalmente alla pastorizia e sono seminomadi. Oltre all’allevamento, praticano un’agricoltura di sussistenza basata soprattutto sul sorgo, con cui viene prodotta una polenta (il Posho) che costituisce il principale alimento dei Karimojong.

La malnutrizione è la piaga principale. Un’indagine nutrizionale condotta dal Ministero della Sanità Ugandese insieme all’UNICEF-Child Survival Department ha mostrato che la prevalenza di malnutrizione nel Distretto di Moroto è stata del 16% nel 2011, ovvero una percentuale ben al di sopra di qualsiasi crisi umanitaria (fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità); la categoria a maggior rischio è quella dei bambini di età compresa tra i 6 e i 59 mesi.
Secondo l’indice di sviluppo umano (HDI) elaborato dall’UNDP per misurare lo sviluppo socio-economico di un Paese, l’Uganda presenta un HDI di 0,444 (min. 0 e max. 1) mentre quello per la Karamoja è risultato essere di 0.240: al di sotto di quello di qualsiasi altro Paese del pianeta (HDI dell’Italia è 0,951).

Dallo Human Development Report del UNDP, emerge che la prospettiva di vita alla nascita è inferiore ai 40 anni.

Nella Regione, solo il 33% degli adulti ha ricevuto un’educazione; frequentano la scuola primaria circa il 26% dei bambini e il 9% delle bambine. Nella scuola secondaria tali percentuali scendono all’8 e al 5%, rispettivamente.

Ogni mese sono 440 i bambini sotto i cinque anni di vita che muoiono, a causa di malattie prevenibili e curabili, stimati su una popolazione mensile di nati vivi di 5.175 unità. Tra le madri, si registrano 750 decessi ogni 100.000 nati vivi: quasi il doppio del resto del paese (438/100.000). In Italia sono 4/100.000 (un numero 188 volte più basso).