Il Viaggio di Martina - 3

Il Viaggio di Martina - 3

2 Apr 2018

Kalongo 5 Marzo

C’è una cosa qui a Kalongo che mi turba. Il cough corner, letteralmente l’angolo della tosse. Una sorta di piccolo compound, un’area di isolamento dove vengono ricoverati i pazienti affetti da tubercolosi in fase attiva. All’interno quattro o cinque letti, appena fuori, dei bagni dedicati affiancati da un piccolo spazio recintato dove si può stare all’aria aperta e trascorrere del tempo con i compagni di stanza. Ecco, non proprio uno spazio che definirei confortevole, ma le risorse qui sono quella che sono. Già avere un tetto sopra la testa è una gran fortuna.
E’ qui che vedo sempre lui, Joshua (il nome è di fantasia).
Un bambino di circa nove-dieci anni, dagli occhi grandi e intensi. Non so da quanto sia in ospedale, non so quale sia la sua storia. Forse è qui assieme ad un familiare.
Il suo è stato uno dei primi volti in cui mi sono imbattuta arrivata a Kalongo. Ed è il suo sguardo quello che incrocio, ogni giorno, andando a lavoro. Mai un sorriso, mai una parola. Qualche volta un cenno della mano per salutarci.
Ed ogni giorno mi chiedo cosa hanno da raccontare quegli occhi, quali desideri racchiudano. Magari il sogno di andare a scuola, magari no. Ma sono occhi che mi lasciano sempre piena di interrogativi. Occhi che sono molto più simili a quelli di un adulto disilluso. Ma che io vedo ogni giorno sul volto di un bambino.

Kalongo – 9 Marzo

Qui spesso i bambini arrivano tardi, in condizioni oramai critiche, disperate.
Ti chiedi come una madre possa aver aspettato tanto. Aver aspettato giorni, a volte settimane, prima di decidere di venire in ospedale.
Poi ti fermi a riflettere. Forse casa loro è molto lontana da qui e in questo periodo, con l’inizio della stagione delle piogge, spostarsi da un villaggio all’altro non è affatto facile. Magari per questa madre allontanarsi da casa vuol dire lasciare soli altri figli, senza cure, magari senza cibo.
E allora fai un passo indietro e smetti di giudicare. Per quanto rimanga difficile accettare certe scelte, inizi a capirle e in qualche modo a giustificarle.