Una voce da Kalongo

Una voce da Kalongo

7 Nov 2017

Una voce da Kalongo - Francesca, la nostra specializzanda in Pediatria, è ormai nel suo ultimo mese di permanenza a Kalongo, dove lavora presso il dr. Ambrosoli Memorial Hospital. Dopo ormai due mesi di permanenza, il suo ruolo nel reparto di pediatria, sempre affollatissimo, è ormai di primo piano. Affianca il medico locale, il dr. maurice, e il dr. Tito, esperto pediatra italiano che sarà a Kalongo per circa 1 anno. Alcuni racconti, dalla sua voce...

"Inizio a percepire l’imminenza del rientro. Da un lato la voglia di rivedere tutti voi, che mancate dal primo giorno, dall’altro la sensazione di lasciare incompleto un lavoro appena iniziato. Qui le giornate son sempre più piene di lavoro, l’autonomia che con fatica sono finalmente riuscita ad ottenere ha portato con sé il peso della responsabilità delle scelte. Negli ultimi giorni Maurice è stato fuori da Kalongo quindi con Tito ci siamo dovuti dividere le innumerevoli visite che Maurice macina quotidianamente con incredibile facilità: lui entro le 3 p.m. di solito finisce, noi invece, se tutto fila liscio e non ci sono emergenze, finiamo alle 7 p.m.! E così ci si rende conto del miracolo che avviene oggi giorno in questo piccolo angolo di mondo anche senza l’aiuto di noi espatriati: tantissimi pazienti, pochi infermieri, pochissimi medici. Una combinazione sulla carta per nulla promettente, ma che inspiegabilmente qui funziona! Realtà che sarebbero inconcepibili a casa, calate nel loro effettivo contesto, acquistano il loro significato. Ogni cosa ha il suo motivo d’essere, il suo perché che giorno dopo giorno si delinea davanti ai miei occhi, il suo perché che però vale solo qui, in questo piccolo angolo di mondo.

L’altro giorno riflettevo sulla medicina che si pratica nei contesti a basse risorse: è cosa completamente diversa da quella cui siamo abituati. Le patologie che si vedono in primis: la malaria che tanto spaventa in Italia, è la diagnosi più facile che si possa fare qua. Più volte, soprattutto alla fine del giro, quando dopo aver visto quaranta bambini non hai più la lucidità per fare ragionamenti complessi, mi son trovata a sperare con tutta me stessa “ha la febbre…speriamo che sia solo malaria!!”. Diagnosi fatta, protocollo applicato, e via …avanti il prossimo! Invece, la bronchiolite che tanto mi piace nel mio ospedale pediatrico perché essendo virale ha poca terapia: un po’ di adrenalina in aerosol e tanta pazienza, e se peggiora la mandi in terapia intensiva al piano di sopra …beh, qui è un bel problema! Questa settimana una piccoletta ci ha fatto ben tribolare …febbre alta e respiro brutto, coperta con ogni farmaco a disposizione per paura di complicanze (antibiotici, cortisone...) pur sapendo che l’unica arma efficace è per l’appunto l’adrenalina. Peccato che in reparto sia finita al secondo giorno di trattamento per cui siamo dovuti andare in giro per l’ospedale a chiederla, trovando le fiale necessarie per un giorno e poco più. Tempo per aver pazienza non ne avevamo chissà quanto, strano che in Africa manchi il tempo, per cui abbiam deciso di mandarla in terapia intensiva ...a 3 ore abbondanti di macchina da qua con l’ambulanza che ha finito la bombola d’ossigeno! Ma chiedi di qua, chiama di là, corri di su e prendi di giù, alla fine siamo riusciti ad organizzare tutto e la piccoletta è arrivata a destinazione …ed ecco il miracolo quotidiano compiersi anche questa volta! Oltre alle diverse patologie, quel che cambia tanto ovviamente sono le risorse a disposizione. L’unica risorsa gratuita è il ragionamento clinico, tutto il resto si paga...."