EMERGENZA KARAMOJA – NON SOLO COVID

EMERGENZA KARAMOJA – NON SOLO COVID

16 Apr 2020

COVID-19 - Al momento non sono stati riscontrati casi di COVID-19 in Karamoja (almeno accertati); sono circa 150 in tutta l'Uganda, senza nessun decesso riportato. Permane lo stato di lockdown, con limitazioni nei trasporti e nei rifornimenti di materiale, oltre che nella vita sociale.  Il Governo ha dato indicazione di attrezzare i Centri di Salute con opportuni dispositivi di protezione individuale (DPI), che sono disponibili per l’acquisto presso i rifornitori sanitari locali. 

La Diocesi di Moroto, dove si trovano i centri di salute (i cosiddetti Health Care Centres, HCC) supportati da IDEA, sia nel progetto relativo ai parti sicuri, sia nel progetto di supporto medico (Kangole e dintorni – grazie alla collaborazione dei nostri volontari medici), ha fatto un ordine al Joint Medical Store pari a circa 2.000.000 scellini per ogni Centro di Salute (sette centri, per un totale complessivo di circa 3500€). Nell'ordine sono comprese maschere N95 (i filtrati da noi noti come FFP2), mascherine chirurgiche, guanti in lattice non sterili, camici e protezioni oculari. Qualora non venissero riportati casi, e come ci si augura l’emergenza non divenisse conclamata, il materiale acquistato sarà utilizzato in parte per l'emergenza colera (vedi oltre), in parte per il progetto già in atto dedicato alla tubercolosi (in particolare le maschere N95, utili per la protezione degli operatori impegnati nella costante ricerca attiva dei casi, da sempre numerosi), in parte per l'attività ordinaria nei vari Centri.

Emergenza climatica - La situazione attuale è però gravata anche da ulteriori difficoltà emergenziali. Alluvioni e allagamenti si stanno verificando – a seguito di un clima sempre più imprevedibile - in molte zone dell'Uganda, compresa la Karamoja. Ad esempio, il ponte di Namalu, cruciale snodo del traffico locale, è crollato, lasciando molte strade interrotte e complicando ulteriormente il già difficilissimo trasporto locale. Come si può immaginare, all’emergenza alluvione non possono che collegarsi quelle sanitarie e quelle alimentari, legate alle difficoltà di approvvigionamento di generi alimentari e dell’agricoltura locale, già molto precaria.

Epidemia di colera - In conseguenza dell'alluvione, per infiltrazioni nei pozzi, è scoppiata una drammatica epidemia di colera nella zona di Loputuk, villaggio da sempre colpito da crisi sanitarie e dalla tubercolosi. Al momento abbiamo già 58 casi di cui circa 30 ricoverati nel Centro di Loputuk (HCC III). Il Governo e la stessa WHO hanno individuato in questo Centro di Salute l’attuale hub per questa epidemia, definendolo "colera-hospital". E’ pertanto stato attrezzato, con le possibilità locali di un centro di salute territoriale in questo contesto, un  reparto dedicato. La WHO ha fornito parte delle attrezzature necessarie in termini di letti e di dispositivi di sicurezza, ma il supporto sinora fornito non è assolutamente sufficiente, soprattutto considerando la crescita dei casi e la difficoltà logistica oltre che clinica della loro gestione.

Emergenza accessibilità alle cure - Inoltre, un altro dato preoccupa terribilmente. Come da sempre noto, in occasione di epidemie e ancor più per una pandemia come il COVID 19, l’Africa subisce la pressione della sua situazione sanitaria pre-esistente. L’allontanamento della popolazione dai centri sanitari – ambulatori territoriali o ospedali – in conseguenza a difficoltà economiche, di trasporto o alla paura di contagio, comporta un pericolosissimo aumento dei casi di ben note malattie – malaria, innanzitutto; ma anche infezioni gastrointestinali, infezioni respiratorie, eccetera; e una riduzione dell’assistenza in corso di gravidanza e al parto.

Per quanto riguarda i progetti di IDEA, abbiamo già un dato estremamente preoccupante: il nostro progetto Parti Sicuri riscontra una netta riduzione degli accessi ambulatoriali, come si temeva, sia per il lockdown, sia per gli allagamenti, sia per la paura della popolazione nel muoversi. Alcuni articoli ugandesi stanno parlando già di un sensibile nuovo aumento della mortalità materno-infantile come conseguenza. Come Diocesi, si sta cercando di strutturare il supporto attraverso visite organizzate direttamente nei villaggi, con l’obiettivo di raggiungere direttamente sul territorio quante più gravide possibili, per sottoporle alle visite pre-natali e consentire loro di partorire in sicurezza. Questo comporta però ulteriori sforzi in termini di personale e materiali, per essere più capillari nell’aiuto, e organizzati nei percorsi di salute. 

La nostra risposta - Per tutti questi aspetti, IDEA sceglie di supportare la Karamoja. Una regione da sempre debole, sulla quale purtroppo un’emergenza sanitaria non può che abbattersi in termini anche peggiori dell’atteso, e per motivi legati più alla situazione cronica, che a quella ulteriore del COVID, di cui almeno per ora non conosciamo ancora le dimensioni.

I nostri obiettivi:

  • Aiuto alla popolazione, per garantire accessibilità di cura;
  • Aiuto agli operatori sanitari locali, da sempre in numero esiguo, da sempre esposti ai rischi, che mai come oggi hanno necessità di supporto in termini di garanzia di sicurezza;
  • Aiuto alle mamme e ai loro bambini, perché la salute resti una priorità, sempre, indipendentemente dal triste nome dell’epidemia che la mina, sia un nuovo avversario come il COVID o vecchi nemici, come la malaria e il colera.  

Contribuisci al nostro supporto.

  • Firma per il 5x1000, CF 92056080051;
  • fai una donazione diretta, ora, al nostro IBAN con la causale “Emergenza KARAMOJA”: 

IT 63 N 06085 10329 000000020207 Cassa di Risparmio di Asti

Avere davanti ai nostri occhi una pandemia ci insegna cosa rappresenti la paura vera di non farcela. 

Ma vale ora, come sempre, la consapevolezza che uniti si può.